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sesto Chackra

Ajna è il sesto Chakra e significa “centro del comando”. E’ il “terzo occhio” degli Yogi, situato tra le sopracciglia, simbolo della “visione” totale del superamento della dualità tra interno ed esterno, tra conscio e inconscio, tra fisico e mentale.
La sintesi operata da colui che arriva ad aprire questo Chakra è espressa dalla luce bianca (somma di tutte le frequenze luminose) che lo contraddistingue e dal cerchio da cui si dipartono due soli petali a significare la dualità che converge in uno.
La sua dea è Hakini anch’essa interamente bianca, seduta su un loto bianco con sei facce ognuna con due occhi, e con due delle sue sei facce atteggiate nel gesto della conoscenza (Jnana-Mudra): “pura è la sua mente”.
Il suo Dio è Shiva Itara, posto nel pericarpo del fiore dentro la yoni nella sua forma fallica di lingam con tre occhi e simile al lampo. Sopra di essi, che rappresentano la totalità priva di opposti, vi è l’Atma intera che risplende come una fiamma, simbolo del sé.
Qui, la situazione originaria dell'uroboro primordiale che tutto riconduce a sé in un continuo ciclo di morti e rinascita è stata completamente superata.
Maya ha ceduto il posto all’uomo integrato, ermafrodito, signore sia del potere lunare del femminile (Hakini) sia di quello solare del maschile (Shivalinga).
Con l’avvento dell’esperienza dell’unità con il Brahman l’esperienza viene conquistata la durata eterna e la liberazione dalle rinascite: il processo di individuazione è terminato.
“Famosissimo e longevo, egli divenne il Creatore, il Distruttore e il Conservatore dei tre mondi”.
Anche dal punto di vista del corpo fisico, Ajna chakra è in relazione con il “centro di comando” del fluire inconscio di tutti gli eventi psicofisici, l’ipofisi, ghiandola suprema, regolatrice e integratrice del sistema psiconeuroendocrino. Anche qui ritroviamo, confermato, quindi, il controllo e il potere dell’individuo sulla sua totalità. La sua definitiva separazione dallo spettro del “drago” uroborico che non potrà più riassorbirlo in sé.



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