Epatite virale
Esistesse una sola epatite, i discorsi risulterebbero
molto più semplici. Ma non è così, e
in medicina si distinguono diverse malattie che hanno tutte
diritto a questo nome. Tra queste vi è lepatite
virale che però, a sua volta, non è unentità
unica, ma differenti malattie. Lesistenza di diverse
epatiti virali, ovviamente, è dovuta al fatto che ciascuna
forma è causata da un virus differente e hanno, come
si vedrà, caratteristiche molto diverse. Unavvertenza
generale: nella denominazione internazionale, i virus dellepatite
sono conosciuti come HAV, HBV eccetera, che sta per Hepatitis
A Virus, Hepatitis B Virus eccetera, che significa virus dellepatite
A, B eccetera.
Quante sono le epatiti virali
A oggi sono cinque più una, che ha però caratteristiche
molto particolari (epatite G).
Epatite A: si trasmette attraverso cibi e acqua
contaminati e i contatti interpersonali, quindi la sua diffusione
è legata alle condizioni igieniche generali, in particolare
la contaminazione da parte di materiale fecale di persone
infette, il che, in parole povere, vale in situazioni molto
diverse: dal cuoco che non si è lavato le mani dopo
essere andato in bagno agli scarichi fognari che contaminano
acque dalle quali si prelevano frutti di mare. Non a caso
il cattivo stato degli acquedotti e delle fogne sono spesso
causa di endemia dellinfezione (in Italia è il
caso della Puglia). Provoca una malattia acuta che nei bambini
causa pochi sintomi e può anche passare inosservata,
mentre negli adulti è decisamente più grave:
produce ittero, costringe a letto per qualche settimana e
a volte ha code abbastanza lunghe. Tuttavia non diventa uninfezione
cronica e le forme mortali (fulminanti) sono rare. Esiste
un vaccino.
Epatite B: si trasmette attraverso il contatto
con sangue infetto, quindi trasfusioni, uso di siringhe e
altri strumenti medici non sterili, rapporti sessuali orali,
genitali e anali non protetti (senza il profilattico o condom)
con persone portatrici del virus. E anche molto facile
la trasmissione dalla madre al bambino al momento del parto.
Se contratta in giovane età diventa molto spesso cronica:
nel 90% dei casi nei neonati, nel 50% tra i bambini. Tra gli
adulti, invece, cronicizza solo nel 5 % dei casi. Esiste un
vaccino, obbligatorio per legge dal 1991.
Epatite C :si trasmette attraverso il contatto
con sangue infetto come la B, ma il contagio attraverso i
rapporti sessuali è decisamente più raro, e
non è stato provato il contagio da madre a figlio.
Diventa infezione cronica in circa la metà delle persone
contagiate, ed è ritenuta responsabile di circa il
70 per cento dei casi di cirrosi epatica. Non esiste vaccino,
ma può essere prevenuta facilmente con misure di igiene
(evitare scambio di siringhe o di strumenti taglienti come
forbicine per manicure eccetera) per questo il numero di nuovi
casi è oggi molto ridotto nella popolazione italiana.
Laltra grande fonte di contagio erano le trasfusioni
effettuate con sangue infetto, ma questo è avvenuto
in tempi nei quali ancora non si conosceva lHCV, che
è stato identificato nel 1989, e la malattia stessa
veniva chiamata epatite non A-non B. Era quindi impossibile
effettuare screening del sangue per eliminare le sacche infette.
Da allora, però, la situazione è cambiata e,
almeno nei paesi industrializzati, oggi si può escludere
questa forma di contagio.
Epatite D o delta: è causata da un virus
particolare, che non può sopravvivere senza il virus
B. Quindi prevenendo con la vaccinazione lepatite B
si elimina anche il rischio del virus delta. La sua azione
consiste nel rendere più gravi gli effetti dellepatite
B.
Epatite E: questa malattia assomiglia allepatite
A, in quanto si trasmette prevalentemente attraverso acque
contaminate. Non diventa cronica, ma sono frequenti le forme
fulminanti soprattutto nelle gravide al 2°-3° mese.
In Europa è una rarità, mentre è diffusa
in India, Indonesia, Iran e altre aree orientali e medio-orientali.
Non esiste vaccino.
Epatite G: Lopinione prevalente
tra gli scienziati è che questo virus, identificato
nel 1995, sia solo lontanamente simile a quello dellepatite
C. Infatti non è chiarito se provochi effettivamente
unepatite di qualche tipo o malattie a carico di qualche
altro organo. Evidentemente può dare luogo a infezioni
acute, che spesso guariscono come prova il fatto che in molti
soggetti sono stati trovati gli anticorpi che indicano la
guarigione. Nelle persone in cui linfezione è
cronica il virus è presente nel sangue e può
restarci per anni, ma è raro trovare malattie di fegato
associate. LHGV, in compenso è molto frequente
nei pazienti affetti da epatite C causata da trasfusione (nel
10-15%) Insomma, il virus G provoca uninfezione ma non
si sa in quale organo, ed è stato chiamato virus dellepatite
perché lo si è trovato in malati di epatite
trasfusionale.
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Tratto da: http://www.dica33.it