1.
Capezzoli
I
capezzoli possono essere molto prominenti, oppure avere scarso
rilievo, possono essere un po' infossati nella mammella, oppure
possono essere invertiti. L'ambito normale delle diverse morfologie
è vasto. I dotti lattiferi che partono dalle ghiandole
lattifere convergono e si svuotano proprio nel capezzolo,
permettendo così al bimbo di succhiare. Ciascun capezzolo
è provvisto di terminazioni nervose che lo rendono
molto sensibile al tatto. Le minuscole fibre muscolari presenti
in ciascun capezzolo gli permettono di diventare eretto in
seguito all'eccitazione sessuale e in risposta ad altri stimoli
come il freddo. Proprio come una mammella può essere
leggermente più voluminosa dell'altra, così
anche un capezzolo può diventare più eretto
dell'altro in seguito alla stimolazione sessuale.
2. Areola
L'areola
mammaria è la zona scura e pigmentata che circonda
ciascun capezzolo; l'intensità del suo colore varia
da donna a donna. L del tutto normale che nell'areola vi siano
minuscole protuberanze: si tratta di ghiandole produttrici
di grasso che secernono una sostanza lubrificante per rendere
più facile l'allattamento. Nel corso della gravidanza
l'areola diventa più scura e rimane tale fino a un
certo periodo dopo il parto. Le dimensioni dell'areola variano
da donna a donna.
3. Ghiandole lattifere
All'interno
di ciascuna mammella si trovano da 15 a 25 piccole ghiandole
produttrici di latte. Il latte da esse prodotto viene portato
al capezzolo per mezzo di dotti lattiferi, pronto per essere
succhiato dal bambino. Le dimensioni delle ghiandole lattifere
sono più o meno le stesse in tutte le donne, e producono
la stessa quantità di latte, indipendentemente dalle
dimensioni complessive della mammella.
4. Dotti lattiferi
Questi
dotti mettono in comunicazione le ghiandole lattifere di ciascuna
mammella con il capezzolo. Il latte viene prodotto dalle ghiandole,
passa nei dotti e si accumula attorno al capezzolo. Il bambino
allora può succhiare il latte dal capezzolo. Il latte
viene prodotto come risposta all'azione di due ormoni, la
prolattina e l'ossitocina. La prolattina stimola le ghiandole
lattifere a produrre latte, e quando il bambino succhia, viene
liberata una ulteriore quota di prolattina nel circolo sanguigno
per far aumentare la produzione del latte. L'ossitocina fa
sì che il latte venga portato dalle ghiandole al capezzolo
in un processo detto di "caduta". A volte, il neonato
nei primi giorni di vita non è in grado di succhiare
in modo sufficientemente vigoroso da permettere la liberazione
di opportune quantità di ossitocina, per cui il processo
di "caduta" è inadeguato. Una volta che la
madre e il neonato hanno sincronizzato i ritmi di allattamento,
ogni cosa torna a funzionare bene.
Le mammelle producono un'altra sostanza, il colostro. Il colostro
non è latte, ma è estremamente nutriente. E
una sostanza densa e giallastra e nel corso delle ultime settimane
di gravidanza può sgocciolare occasionalmente dal capezzolo.
I bambini si nutrono di colostro nei primissimi giorni dopo
la nascita, fino a quando sopraggiunge il latte vero e proprio.
Il colostro non è solo ricco di proteine, ma contiene
anche importanti anticorpi che permettono al neonato di acquisire
protezione immunologica contro determinate malattie cui i
neonati sono particolarmente suscettibili.
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