Il
test HIV
Chiunque
si sia trovato in situazioni che potrebbero avere favorito
l'infezione da HIV, deve controllare il proprio stato di salute
sottoponendosi al test.
Quando
una persona fa il test per l'HIV, nel suo sangue vengono cercati
gli anticorpi specifici per questo virus. Se vengono trovati,
si dice la persona è "sieropositiva" o "positiva",
se non si trova nessun anticorpo contro l'HIV, si dice che
è "sieronegativa" o "negativa".
Dunque
il test non ricerca il virus, ma solo le sostanze che l'organismo
produce per distruggerlo. La sieropositività indica
che l'organismo è venuto a contatto con l'HIV, indipendentemente
dallo stato di saluto, che può risultare del tutto
asintomatico.
Il
test è un normale prelievo di sangue. Perché
il risultato sia attendibile devono essere passati almeno
sei mesi dal momento del possibile contagio. Un test, effettuato
prima di questa scadenza, potrebbe risultare negativo anche
in caso di infezione.
I
sei mesi, chiamati "periodo finestra", sono il tempo
che può intercorrere dal momento del contagio alla
comparsa, nel sangue, degli anticorpi contro l'HIV. Durante
questo periodo, se c'è stato contagio, anche se la
persona risulta sieronegativa è in grado di trasmettere
l'infezione.
Il
testi HIV non è obbligatorio, è anonimo e gratuito
per tutti, anche per gli stranieri che si trovano in Italia
senza permesso di soggiorno, ed è sempre consigliato
a tutte le donne in gravidanza per la sicurezza del bambino.
Il
test si può fare in tutti i laboratori di analisi e
nelle strutture sanitarie pubbliche; per farlo non occorre
alcuna prescrizione, basta il codice sanitario regionale.
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